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Bloomsbury Literary Country House, Via Carline 11, 40010 Sala Bolognese ( Bologna); tel  0039 340 2354626

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Akhmatova. La libertà della poesia.

Aggiornato il: mar 3


La foto, confusa dal riflesso della finestra alle mie spalle, la scattai in una stanza piena di luce, alla Fountain House, in un quartiere al centro di San Pietroburgo che un tempo fu residenziale, nobile persino. Quando i tempi si fecero difficili, e quella che era stata l'aristocrazia illuminata cedette il passo, in quei cortili soleggiati, a gente di alte cariche statali e incarichi accademici, ma genealogia più discreta, fu allora che il Professor Punin e la sua numerosa famiglia presero ad abitarvi. E non passo' molto che Anna Andrevna Achmatova vi facesse il suo ingresso, come una regina esiliata, come una amante esposta, come poeta incarcerato. Immaginate un grande casa oramai fatiscente, le finestre dei cento appartamenti tutti affacciati su una corte interna fitta di alti platani. Quella che chiamano la sua casa-museo è l'appartamento al terzo piano di una delle scale laterali. Vi si arriva attraversando un lungo corridoio in cui l'odore stantio di cavolo stufato ti schiaffeggia come un'offesa ad un passato che, ad ogni angolo, in questa città, speri inutilmente di ritrovare. Ma in cima alla scala grigia, nuda di pietra, oltre l'uscio, una serie di stanze che paiono vissute fino a ieri, con la cucina e il mobilio in mogano, e le porte aperte su un religioso silenzio, quasi si attraversasse la navata laterale di una chiesa. E in una delle ultime - la stanza che fu anche l'ultima che quella reclusa altera ed eccentrica abitò - è proprio lui. Il ritratto che Amedeo Modigliani le fece a Parigi, nei primi anni del Novecento. Quando Anna cercava ancora la sua voce più autentica e Modi' il suo tratto. Quelle sue donne, quei suoi colli 'birmani', che divennero un simbolo misterioso.

Anna incontrò Amedeo a Parigi. Era li in viaggio di nozze. Lui produsse un intero ciclo di disegni che la raffiguravano. Disegni divenuti leggendari quanto lei stessa, la poetessa esule nella sua città, costretta a vivere in una casa non sua, in uno strano, inedito menage con un intellettuale e la sua famiglia. La casa museo oggi visitabile racconta proprio quella storia: la storia di una convivenza inusuale, la giovane aristocratica in ristrettezza economiche - suo marito Gumilev prigioniero politico - che sopravvive scrivendo infaticabilmente in una stanza di quell'appartamento borghese, in cui, in una valigia di pelle scura, custodisce gelosamente i testi sacri letti al punto da mandarli a memoria: Gilgamesh, Pushkin, Dante Alighieri, Dostoiewski, copie ingiallite oramai dal tempo, sgualcite dall'uso assiduo. La copia della Commedia di Dante era sul tavolo nella stanza che, oggi, mostra ancora uno stralcio della sua vita.




Aveva imparato a vivere nella difficoltà. Nel divieto, che le imposero, di pubblicare. Amici ed amiche imparavano i suoi versi a memoria, per poterli trasmettere. Aveva imparato che nessun carcere, nessuna umiliazione pubblica, nessuna imposizione e nessuna interdizione può realmente fermare la poesia, quando questa nasce come un irrefrenabile esigenza dello spirito; quando questa ha la forza di opporsi ad ogni convenzione, ad ogni buon costume, ad ogni agiatezza conveniente, e ad ogni conveniente assunto politico. Aveva imparato che l'arte ha un prezzo altissimo, che tuttavia non può essere negoziato.




Nell'appartamento al piano di sotto, nello stesso edificio, nell'agosto del 2018 avevano allestito una curiosa mostra del materiale che i russi avanguardisti, nei primi decenni del '900, avevano esibito in Giappone, a Tokio. Tra i molti quadri in mostra, non poteva mancare il famoso ritratto cubista che Altman realizzò nel 1914 alla Akhmatova avvolta in una sciarpa di seta gialla, i capelli raccolti in uno chignon composto e la frangia corta sulla fronte, il celebre profilo sottile ed altero dal naso aquilino, le scapole magrissime a vista, scoperte dalla scollatura profonda del vestito viola. Le mani raccolte in grembo, adagiate come in una posa di serenità, quasi di abbandono.

Una serenità apparente, forse momentanea, il momento transitorio di una vita sconvolta da tempeste di passioni e di emozioni, ma purificata, distillata, nella bellezza del verso.

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