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Del piumaggio degli uccelli. Nassim Taleb e il regno dell'Estremistan.

Aggiornato il: mar 3




"Il vento spegne la candela e alimenta il fuoco.

Lo stesso vale per il caso, l'incertezza e il caos: vogliamo usarli, non nasconderci da loro. Vogliamo essere fuoco e desiderare il vento. Questo descrive in sintesi l'atteggiamento indocile dell'autore nei confronti del caso e dell'incertezza.

Non ci accontentiamo di sopravvivere all'incertezza o di cavarcela alla meno peggio. Vogliamo sopravviverle, ma, come certi agguerriti stoici romani, vogliamo avere anche l'ultima parola. La missione è trovare il modo di addomesticare, persino di dominare e conquistare l'invisibile, l'oscuro e l'inesplicabile".

Potrebbero essere le parole con le quali un mago, uno di quei prestigiatori lancia-coltelli che fanno apparire e sparire in una scatola dorata ragazze compiacenti, vende il proprio spettacolo, investendolo a priori di un alone di oscuro mistero, e di onnipotenti meraviglie.

In realtà, è l'incipit di un libro di un filosofo-prestigiatore, uno strano caso di imbonitore sapiente, la cui lingua, sempre apparentemente accessibile nella forma, ma complessa e ricchissima nei contenuti, è capace di incantare e allo stesso tempo - caratteristica assai rara - far nascere in chi legge un dubbio di irrealtà anche nella più palese evidenza.

Ho deciso di parlarne, nonostante solitamente mi occupi, per obbligo votivo, di scrittura femminile, perché qui siamo di fronte ad interessantissimo caso di studio, e come tale, dibattuto, analizzato, destrutturato e ricostruito mille volte, ferocemente attaccato e per altri versi, adorato, ma certamente degno di riflessione attenta.

Faccio un passo indietro, e trascrivo quello che annotai, in un novembre lontano, sulla pagina bianca di frontespizio di un volume la cui lettura avevo appena terminato. L'annotazione riporta: "Questo libro è un Cigno Nero, tra le mie letture. Nel senso che la sua esistenza mi è stata segnalata da una circostanza che difficilmente avrei reputato potenzialmente foriera di conoscenza. Ovvero uno dei corsi online aziendali. Se tra le centinaia di migliaia di esecutori del corso, la menzione di questo libro mi ha raggiunta, ciò è puro frutto della imprevedibilità. Non direi - mai lo direi - del caso".

Il corso al quale facevo riferimento nella nota era un corso online di risk management,da completare obbligatoriamente e a scadenza prefissata, pena il richiamo da parte del dipartimento Risorse Umane. Per suprema ironia, tra le pagine del corso, annidata in una nota minuscola, all'interno di un iperlink che dubito avessero aperto in molti, si faceva menzione del più feroce detrattore di tutte le tecniche classiche di risk management normalmente osannate come capisaldi irrinunciabili dalle aziende, le quali, lo sappiamo bene, adoooorano la pianificazione ( possibilmente non a breve ma a lungo, se possibile lunghissimo termine), la previsione, la gestione della previsione, le misure derivanti dalla gestione della previsione, e derivate prime e seconde fino al jerk: Nassim Nicholas Taleb, e il suo Cigno Nero.


Inserire Taleb in un corso di risk management è come ballare il sabba nella navata centrale di una cattedrale: l'eterodosso, blasfemo, scomodo Taleb. Con la sua critica feroce al potere di predittività delle distribuzioni normali, e i suoi moniti profetici, i suoi anatemi contro la statistica accademica, che compila e vende corsi on e offline, che spopola nelle organizzazioni umanitarie, nelle congreghe religiose e nelle corporates, che procura premi e titoli agli ordinari negli atenei di maggior prestigio, e riconoscimento agli economisti che su basi statistiche fondano teorie pseudoscientifiche per prevedere l'imprevedibile, per domare il corso degli eventi. In una parola: per imbrigliare il caso.

A onor del vero, come al solito - e Taleb ne è la conferma vivente - è il significante che ha il merito di veicolare, o meno, un grande significato. Il discorso di Taleb - non lo dico per portare sempre l'acqua al mulino dello stile letterario - è prodigioso. Il prodigio consiste nell'utilizzare una miriade di esempi, immagini, narrazioni più o meno storiche, mitologiche, letterarie, scientifiche, numeriche, artistiche, filosofiche, e prese in prestito da mille altre discipline in un caleidoscopio di conoscenze che incantano, e - devo ammetterlo - sulle prime insospettiscono il lettore, in particolar modo il lettore razionale, scientifico, quello avvezzo di fatto aile rappresentazioni matematiche delle distribuzioni di probabilità, e alle distribuzioni di Pareto contro le quali Taleb indirizza lingue di fuoco come un fachiro deluso dal neo razionalismo imperante. Ma, ad una analisi più approfondita, i sospetti iniziali si dileguano, e le sue considerazioni, alla lunga ( parlo per me), assumono una peso che non è trascurabile. Ed è per questo che ora ve ne parlo.

Prendete un tacchino, lui dice. Uno di quei tacchini che vengono allevati in US per mesi e mesi affinché metta sù la ciccia più tenera e saporita. Il tacchino vive felice i suoi giorni ignari, che terminano col Thanksgiving. E' quello il giorno in cui il tacchino fa esperienza del suo primo, ed ultimo, "cigno nero".

"Prima della scoperta dell'Australia gli abitanti del Vecchio Mondo erano convinti che tutti i cigni fossero bianchi: una convinzione inconfutabile, poiché sembrava pienamente confermata dall'evidenza empirica. L'avvistamento del primo cigno nero può essere stato una sorpresa per alcuni ornitologi ( e per altre persone interessate al piumaggio degli uccelli), ma non è questo il punto. La vicenda evidenzia un grave limite del nostro apprendimento basato sulle osservazioni e sull'esperienza, nonché sulla fragilità della nostra conoscenza. Una sola osservazione può confutare un'asserzione generale ricavata da millenni di avvistamenti di milioni di cigni bianchi. Basta un solo ( e, a quanto pare, piuttosto brutto) uccello nero".

E' chiaro dove Taleb voglia andare a parare. Noi ( dico noi ingegneri,in primis) amiamo le gaussiane ( e le equazioni lineari, aggiungo). Le amiamo, ed è giusto così, perché talvolta ci preservano da una brutta nottata, e talvolta, detto onestamente, è il meglio che abbiamo. A patto (ed in questo sta il peso delle considerazioni di Taleb) di non dimenticare ciò che noi familiarmente, e bonariamente, chiamiamo "le code" della curva. Tra le code esistenti al mondo, comprese quelle del traffico, delle marsine e dei pianoforti, quelle delle curve di Gauss - dice lui, ridendosela sotto i baffi libanesi - sono quelle che, da un momento all'altro trasformano la tua esistenza in un incubo, biglietto per l'infermo senza ritorno, lampo che in un milionesimo di secondo ti trasporta oltre le leggi del tempo e dello spazio, ovvero: nell'irreparabile.


La tesi di Taleb, che è difficile contraddire, è che gli avvenimenti più significativi della storia, gli eventi che determinano salti quantici e che, dai tempi dei tempi, hanno cambiato la faccia a questo pianeta, sono ( e continueranno ad essere) cigni neri. In barba ai nostri, lodevoli, sforzi previsivi. Lodevoli a patto che non ne dimentichiamo i limiti, che non cerchiamo di farne mercanzia da vendere a caro prezzo, come spesso ama fare chi pianifica su scala quinquennale, decennale, o peggio ventennale ( mi è capitato di vedere piani ventennali più volte, e sono sicura sia capitato anche a voi). A patto che sappiamo capire cosa questo significhi, e cosa, effettivamente, questa consapevolezza possa portarci a fare, o meglio, ad evitare.

Come? Si, c'è anche un come ( sarebbe riduttivo fermarsi alle constatazioni fatte fin qui). Ma lo spazio per oggi mi è finito.. e devo correre a pianificare il lavoro di domani! Lo racconterò, ma in un altro post! Buona pianificazione a tutti!