• giada

Duras. La scrittura che ferma il tempo.

Aggiornato il: mar 3


Nelle foto che la ritraggono da adolescente, il suo volto appare piccolo e tondo, cesellato, occhi piccoli e neri, labbra a cuore: un piccolo gioiello orientale, di fine bonne china, sguardo ammaliante, l'ovale perfettamente disegnato, i capelli raccolti. L'immagine di quella studentessa di liceo, poco più che una bimba, con un vestito di seta chiaro e liso che era di sua madre, troppo grande su quelle ossa fragili e minute, e un cappello di paglia in testa, un borsalino, anch'esso fuori misura, ha girato il mondo. Marguerite diceva di voler trasmettere interamente se stessa nella sua scrittura, non per capirsi, ma per trasferirsi nella pagina, per vivere nella pagina, nelle frasi, nelle lettere. Quella ragazzina sul battello con vestito rosa e il cappello - la protagonista dell' Amante, il libro che nel 1983, quando aveva già settant'anni, la rese famosa, e che divenne un film diretto da Jean-Jaques Annaud - chi può dire se fosse davvero la Marguerite Donnadieu ai tempi in cui frequentava il liceo di Saigon, e rincasava nella magione in mezzo alla risaia, dalla quale sua madre, insegnante e cocciuta donna d'affari improvvisata, tentava, da sola, di mietere raccolto e denari. Quel che è certo, quel volto di bambina, che affronta una madre amata-odiata, un fratello maggiore che pratica regolarmente il sopruso e la menzogna, un fratellino succube del primo ma da lei adorato, sono personaggi che non si cancellano, una volta istallati nella memoria. Madre e figli rappresentano archetipi, forze primordiali, figure di tragedia greca, esseri che ingaggiano una lotta improba ed estrema per sopravvivere ad una natura selvaggia, lontana, in una sorta di foresta pluviale, in una casa di legno con grandi verande mai chiuse dove l'acqua è l'elemento principale, l'acqua dentro e fuori. L'acqua che piove dal cielo, l'acqua che lava le tavole di legno del pavimento consunto, l'acqua del Mekong. E una bambina che sa troppo. Un volto d'angelo dai tratti occidentali che diventa l'elemento esotico, l'essenza stessa di mondi lontani e fantastici, irraggiungibili, e per questo, oggetto di desiderio.


Era un giovane cinese, che aveva molti anni di più dei suoi quattordici, di famiglia ricchissima: un ereditiere cinese sfaccendato, vestito all'occidentale ed educato in occidente, che sapeva - si sapeva - avrebbe dovuto sposare una cinese altrettanto ricca e scelta dalla famiglia, come da tradizione. Marguerite, ormai avanti negli anni, racconta una storia che non si inquadra in alcuna categoria, che non può essere etichettata, e neanche capita. La bambina è tremendamente consapevole. Sembra entrare in una relazione scandalosa, infamante così come si entra in un luogo conosciuto, persino sacro. C'è una bellezza nella dissoluzione, un profumo di mango appena troppo maturo che si disfa al sole, c'è l'intrico della vegetazione esuberante che avvinghia nel caldo, che disfa i pensieri, che offusca la razionalità lucida di francesi, l'orgoglio dell' Europa. C'è l'intima consapevolezza di una superiorità che non è di razza ma di intelletto, grazie alla quale nessun cinese - ricco o povero - e forse nessun uomo, anche più tardi, potrà mai davvero averla. Fermarla. Ingabbiarla.

Perchè Marguerite appartiene a quella lingua alla quale, già da allora, da quei tempi del battello sul Mekong, sa di appartenere completamente.

Ed è questo che la bimba sa già. Non i numeri, ai quali la madre la vorrebbe devota, ma il francese è la sua strada. Quel francese carezzevole e duro, stentoreo eppure così carico emozionalmente, così gravido di significato, e pieno, che inventerà nella sua maturità di scrittrice. Qualcuno ha detto della sua scrittura che " è a un tempo glaciale e sensuale", che conosce "l'impassibilità di Flaubert, la freddezza dell'osservatore retrospettivo,e il calore degli effetti melodrammatici".


Io ricordo bene per quale ragione mi folgorò, quando lessi "L'Amante", quando non avevo ancora vent'anni. Libro che lessi prima di aver visto il film, che era da poco uscito, e che arrivò in mia mano grazie ad un amico che mi disse " Ti ho vista al cinema. C'è una ragazza nel film di Annaud. Ha il tuo viso" . A parte una somiglianza che forse poteva esserci , per la magrezza e il volto minuto dell'attrice, fu grazie a questa visione non mia che ebbi la fortuna di arrivare alla scrittura di Duras. E vi dico, la definizione più esatta di ciò che ne pensai è potente.

Era un modo di scrivere maschio, sincopato e leggero, musica di frasi corte e asciutte ma musica, indubitabilmente. Era musica disossata, scarnificata, musica nelle parole crudeli a tratti, crudeli nel ricordo di ciò che è perduto, crudeli e vive nell'abbraccio della madre matriarca nei suoi vestiti sformati, crudeli nella paura del fratello maggiore, crudeli nella freddezza obbiettiva del ricordo dell'amante, in uno strano amore troppo grande e troppo violento, e inspiegabile e incomprensibile, ma disperatamente intenso. Un amore che durerà per una vita intera nel ricordo. Fino ad approdare, con la freschezza dei vent'anni, nelle pagine del libro.

Potente e "maschile". Non a caso si è parlato di Flaubert. Ma né la forma, né la storia, né i personaggi lo richiamano. Flaubert è in una sorta di cinismo chirurgico, tuttavia inedito, che costituisce il tratto proprio di questa donna minuta e grande, che non ebbe mai timore di mostrarsi.

Duras ( come lei amava essere chiamata), dall'adolescente cresciuta in Vietnam, si trasformò nella parigina colta e libera, che visse una vita tutt'altro che semplice, superando le difficoltà della guerra, le difficoltà relazionali, divorzi, periodi di fame, critiche e ingiurie per i suoi modi disinibiti e per le sue rivendicazioni femministe e culturali, fino ad approdare alla maturità dei sessant'anni e oltre, all'alcolismo e ad una sorta di delirio autocelebrativo unito ad un'ansia, forse, di autodistruzione. Ma sapeva, come sappiamo noi, che la ragazzina adolescente sul battello che solca le acque del Mekong, la cui immagine emerge da una prosa poetica e violenta, e quel suo giovane amante decadente e appassionato, difficilmente potranno essere dimenticati.









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