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Giocati dal Caso. Docce ed oracoli.



Qualche giorno fa, tra le innumerevoli interviste che si susseguono in televisione nelle varie trasmissioni giornalistiche, nel tentativo difficile di dare una ragione, e di interpretare quanto accaduto con la diffusione del Covid-19 attraverso il pianeta, mi è capitato di ascoltare le affermazioni del presidente di una associazione di categoria, senza dubbio un manager, tra le quali una mi ha portato a riflettere.

Il manager in questione sosteneva che l'epidemia, o addirittura la pandemia, scatenata da una malattia non nota e capace di mettere in ginocchio l'economia del pianeta fosse un rischio previsto, contemplato in tutti i modelli di rischio di tutte le aziende, pubbliche e private, concludendo così che l'evenienza del coronavirus in Europa "non sia un cigno nero". Lo diceva con una certa leggerezza, aggiungo. Come se fosse una cosa abbastanza ovvia e nota, neanche da dire. Poiché il tema dell'analisi del rischio e della predittività mi affascina ( e in un post precedente ho raccolto alcuni dei molti spunti relativi alle teorie di Taleb), già al primo presentarsi dell'epidemia in Cina avevo iniziato a riflettere su questo tema. Dunque, ho drizzato le antenne verso il televisore: e mi si è accapponata la pelle.

La definizione di "black swan", evidentemente entrata a far parte del lessico familiare e prosaico delle aziende, e non solo, in maniera impropria, si riferisce sostanzialmente all'insorgenza di un fenomeno mai considerato come significativamente probabile, non "visto" in sostanza, e quindi assente da ogni reale, operativo e funzionante modello di gestione del rischio. Se un rischio ad impatto devastante, diciamo, fosse "visto", e quindi considerato come effettivamente presente, per quanto la sua probabilità in fase di analisi venisse giudicata bassissima, la risultate azione associata al proteggersi da tale rischio sarebbe comunque commisurata all'indice di gravità che, come qualunque ingegnere sa bene, si calcola considerando il prodotto di una percentuale di probabilità per la misura dell' impatto generato dall'evento. Azione, significa misure preventive, preliminari, da mettere in campo affinché l'evento temuto possa non verificarsi. Il manager in tv, commettendo a mio avviso un imperdonabile errore logico, asseriva a sostegno della sua tesi il fatto che, proprio perché la pandemia è rischio noto, le aziende prevedono il telelavoro, così di moda in questo momento: come a dire, una clamorosa confusione tra azione che precede un evento da cui proteggersi, impedendone il verificarsi, e reazione a catastrofe avvenuta, al fine di limitare il danno.



Che il principio di causa effetto a certi manager non sia del tutto chiaro rivela il fatto, grave, che certe teorie non siano state comprese, e purtroppo, che la riflessione associata a tali studi, e soprattutto quelle 'lesson learnt', che potrebbero gettare luce su come interpretare i fatti, e come difendersene, o almeno tentare, siano fuori dalla portata dei nostri dirigenti, dei nostri politici, e di quelli che, in varie sedi e contesti, ci rappresentano.

Vengo subito al punto, cercando di riassumerlo. Riparto, per fare chiarezza, dalla definizione di cigno nero secondo Taleb, che ha il dono di essere spassoso, oltre che acuto: "I Cigni Neri (con la C maiuscola) sono eventi imprevedibili e anomali, con un impatto enorme su larga scala e inattesi da un certo tipo di osservatore, generalmente definito 'tacchino' quando è sia colto di sorpresa, sia danneggiato da tali eventi. Ho già sostenuto che la storia è in gran parte il prodotto di eventi che rientrano nella categoria dei Cigni Neri, mentre noi ci affanniamo ad affinare la nostra comprensione dell'ordinario e a tal scopo sviluppiamo modelli, teorie o rappresentazioni che non riusciranno mai a identificare l'origine di queste grandi scosse o a misurarne la probabilità". E qui, rincarando la dose, viene il meglio:" I Cigni Neri tengono in ostaggio il nostro cervello, dandoci la sensazione di averli "più o meno" o "quasi" previsti, perché retrospettivamente si possono spiegare. Tale illusione di prevedibilità ci impedisce di riconoscere il ruolo di questi Cigni nella vita, che è molto, ma molto più labirintica di quanto ci dica la nostra memoria: la mente cerca di trasformare la storia in qualcosa di semplice e lineare, inducendoci a sottovalutare il caso. Poi, però, quando lo notiamo, ci fa paura e reagiamo in modo eccessivo. A causa di questa paura e questa sete di ordine, alcuni sistemi creati dall'uomo, sovvertendo l'invisibile o non del tutto visibile logica delle cose, tendono ad essere vulnerabili all'azione dei Cigni Neri e non ne traggono quasi mai vantaggio. Se cercate l'ordine avrete uno pseudo-ordine; riuscirete ad ottenere un certo grado di ordine e controllo solo se contemplerete anche il caso. I sistemi complessi straripano di interdipendenze - difficili da rilevare - e reazioni non lineari. In una situazione del genere le associazione causali semplici sono fuori luogo; è difficile comprendere il funzionamento di un meccanismo osservandone le singole componenti".

Il significato di sistema complesso, e di non linearità, ci porta immediatamente alla mente le interconnessioni del nostro sistema socio-economico globalizzato, le cui interdipendenze sono di gran lunga più ramificate, di quanto la nostra capacità di controllo si propone di essere abile a governare. Cosa intende dire Taleb con la frase, dal suono vagamente messianico e intimidatorio ' se cercate l'ordine avrete uno pseudo-ordine' e 'otterrete un certo grado d'ordine solo contemplando il 'caso'?

Intende dire che più il sistema ( e qui si parla di sistema socio politico economico ma non è differente da un sistema fisico) è diramato complesso, e ( udite udite) non lineare, più pericolose diventano le cosiddette "ottimizzazioni", le riduzioni "all'ottimo", ovvero al minimo calcolabile, con le teorie economiche ( ma non sarebbe diverso con una struttura edile, pensiamo al ponte Morandi, per esempio), i sistemi "lean" che ben conosciamo, l'ottimismo che porta ai budget risicati, ai tagli e alle approssimazioni che ne derivano. In una parola intende dire che l'antidoto alla fragilità intrinseca in un sistema complesso, interdipendente e interconnesso a vincoli stretti e alla sua inevitabile non linearità, è la ridondanza, ovvero l' opzionalità, il margine. Pensiamo all'ottimizzazione dei costi e alla localizzazione dei semilavorati, a fornitura unica, in Cina, e a quanto questa "ottimizzazione" viene a costare, sul lungo termine.



Eppure, la contemporaneità vede il continuo rafforzarsi di queste due tendenze, assieme molto pericolose: il mondo globalizzato, e l'ossessione della massimizzazione dei profitti nel brevissimo termine ( gli obiettivi assegnati ai manager delle corporate, e a cascata agli staff, sono annuali, e ciò significa ad esempio riduzione dei costi di prodotto e tagli di budget).

Eppure, rimaniamo convinti di poter gestire il Caso, ancorati alle nostre curve gaussiane come amuleti, e convinti di infinite capacità di controllo.

"Dopo ogni evento, ci saranno molti più postveggenti che veri preveggenti, persone che hanno avuto un'idea mentre si trovavano sotto la doccia e non l'hanno portata alla sua logica conclusione e, visto che molte persone fanno un sacco di docce ( se contate anche quella dopo la palestra o l' incontro con l'amante), avranno a disposizione un ampio repertorio. Non ricorderanno le tante idee del passato nate in bagno che erano solo rumore oppure contraddicevano il presente osservabile: dal momento che gli esseri umani aspirano ad essere coerenti con se stessi , rammenteranno soltanto quei pensieri passati che combaciano con la loro percezione del presente."



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