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Il giardino di Vita Sackville-West, giardiniera e scrittrice

Aggiornato il: mar 3


Vita Sackville-West era donna di intense passioni, e di straordinaria forza d'animo. Era donna da non cercare mai la strada facile, il compromesso di convenienza. Altera e solida nelle sue tradizioni pervenutele da un casato nobilissimo e antico quanto il nome che portava, pure era donna di contrasti e di storie non convenzionali, quelle vissute quanto quelle scritte. Avanzava tra i sentieri del giardino di Sissinghurst, affiancata dai suoi levrieri, ma a ben vedere, le mani segnate dai graffi delle rose, di cui conosceva ogni segreto, ogni sfumatura, ogni capriccio, e se fosse il sole o l'ombra ciò che ciascuna di esse amava.

Era cresciuta a Knole, un maniero del 1400 di austera pietra grigia, che prima ancora che dei Sackville, era stato dell'arcivescovo di Canterbury. E' tra le stanze semibuie di Knole che si aggira con passo agile la slanciata figura di Orlando, straordinaria creazione di Virinia Woolf che a Vita si ispirava, quando creò la delicata immagine di un essere femmineo e maschile ad un tempo, capace di attraversare con la sua disinteressata eleganza i secoli e le epoche trasfigurandosi, mutando pelle e sesso, ma risplendendo sempre di originalità e di passione.


Vita amava la terra quanto le parole. Scriveva di poesia e scriveva di giardini allo stesso modo, con la stessa lingua, in pagine indimenticabili che arrivavano ai lettori con una forza e una verità di cui difficilmente si è poi trovato l'eguale. Per quindici anni tenne una rubrica sull'Observer, una finestra sui suoi esperimenti, sulle sue esperienze con centinaia di arbusti, di perenni ( alcune delle quali rese da lei famose), di alberi ad alto fusto, sui suoi suggerimenti sulla coltivazione; se fosse un muro ad est o piuttosto un area aperta, ventilata, la posizione più adatta ad una rosa wichurana rampicante; quale fosse il terreno migliore per le calle; quale fosse il più profumato dei filadelfi...

Mi vengono in mente immagini e considerazioni lette ( e rilette più volte) nel suo "Giardino illustrato" , nella raccolta di quegli scritti durati quindici anni, mentre perlustro angoli del mio giardino, e capisco bene la voracità di Vita, la sua ansia di impiantare nuove rose, una sorta di malattia del collezionista dove ogni tassello della scacchiera, ogni "pezzo" della collezione richiede sguardo attento, studio del colore e della forma, e poi fatica, grattare la terra, rivoltarla per dare luogo ad un nido, ad un alveo destinato a veder crescere una forma d'essere spesso più longeva di noi. Sguardo sul futuro.


Siamo ora in ottobre, è ancora piuttosto caldo, e le trasformazioni del giardino tipiche dell'autunno, i rossi e gli ocra delle foglie, che cominciano a diradarsi preludendo alle nudità dell'inverno, sono ancora da venire, qui da noi. Leggo un brano del capitolo di Vita che parla di Ottobre, e si intitola "I rosa dell'autunno":

"Il giardino autunnale...possiede la sua bellezza; forse soprattutto un giardino con annesso un vecchio frutteto (...) Tornando dall'estero, dopo un intervallo durante il quale alla tarda estate è succeduto l'autunno, sono rimasta colpita da quanto era rosa e verde il giardino di questa stagione. Non bronzo e azzurro, i colori che associamo ai boschi che si trasformano, all'orizzonte nebbioso e al fumo dei falò lungo le siepi. I boschi non si erano ancora trasformati, ma nel frutteto le mele erano rosate, e nel giardino le foglie delle peonie erano rosa, come anche quelle delle azalee comuni, e della Parrotia persica, e quelle dell'altro alberello incantevolmente chiamato liquidambar, e poi quelle dei Prunus sargentii, tanto veloci nello staccarsi, ahimè, dal filare che ho piantato contro la sommità di un muro di sostegno in mattoni rosso rosati..."

E più avanti: " Nello scompiglio dell'ultimo minuto,quando stiamo per ordinare gli arbusti che ci eravamo annotati nei lontani mesi di maggio e giugno, per poi scordarli, ricordiamo i lillà di Preston, Syringa Prestoniae, prima che sia troppo tardi. Devo confessare di non sapere nulla riguardo a Miss Isabella Preston di Ottawa, oltre al suo nome e alla sua fama di ibridatrice di lillà, e agli eccitanti incroci da lei effettuati tra la Syringa villosa e la Syringa reflexa. Vorrei saperne di più. Deve essere una di quei grandi giardinieri, una vera specialista che ha dedicato tutta la vita al suo lavoro - che decisione invidiabile, com'è saggio concentrarsi su un solo argomento, e saperne tutto invece di sparpagliare come coriandoli informazioni su centinaia di soggetti. Una simile completezza di conoscenza riporta al medioevo, quando il tempo libero era la norma. Io mi immagino Miss Preston come una signora dal grande cappello di paglia, che vaga con un mazzetto di etichette, un blocco di appunti, e una coda di coniglio appesa ad una canna di bambù".


La dolcezza, nella prosa di Vita, è quella morbida di un pomeriggio un pò umido ma non ancora freddo di ottobre, come questo di oggi in cui scrivo, in cui le foglie dell'albero della nebbia non hanno ancora virato all'albicocca, come io sto aspettando che accada, e in giardino si sente un profumo di autunno che è anche di funghi e di vino e di libri, e tutto questo nella musica di Vita, scritta in Inghilterra oramai un secolo fa, si sente, quasi si tocca.

Vita si rammaricava, allora, di vivere in tempi in cui la lentezza da amanuensi di certi grandi studiosi e cultori di una forma di idea - giardinieri o altro - specialisti del dettaglio, era già irrimediabilmente lontana. Vedesse cosa è diventato il tempo e il mondo nell'era del globalizzazione e del web.. chissà quale reazione avrebbe. Quale sarebbe il tono e il colore dei suoi trafiletti sull' Observer, oggi. Io un'idea ce l'ho. Orlando che cavalca i continenti e ridisegna le genealogie, oggi, troverebbe il modo di isolarsi in giardino per giorni, a guardare un fiore di evonimus. A tracciare linee per nuove bordure. A sporcarsi di terra i calzari di velluto porpora, rotolando nel fossato sotto le Sally Holmes....




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