• giada

Michiko. La storia di una madre

Aggiornato il: mar 3


Recentemente, in una delle serate del Premio Poeti e Narratori per caso, in Sicilia, una signora, distinta e decisa, a fine serata mi ha preso da parte, e mi ha detto "Ho amato moltissimo il suo libro. E' un libro bellissimo e molto raffinato, e devo dirle quella che ho amato di più è la figura di Michiko, la prima parte del libro". Io ho sorriso, felice. La signora ha aggiunto: "Le dirò che quello che mi ha colpito è il modo in cui Michiko parla di suo figlio".

E a quel punto, su queste parole, mi sono fermata. Lei intanto andava avanti a parlare, ma io non mi sono schiodata da lì. Da quel "Michiko parla di suo figlio".

La signora ha centrato il punto, ha colto nel segno. Bang.

Michiko è un personaggio di romanzo, nato da una mia analisi di alcune figure di scrittrici e letterate giapponesi vissute nella prima metà del Novecento, che lasciarono un'impronta importante nella storia della letteratura del loro paese, e che, per il loro modo di opporsi alle convenzioni sociali, in spregio a una cultura che tradizionalmente richiede alla donna un ruolo di sottomissione e di ubbidienza, hanno lasciato un segno indelebile e tracciato una strada per le generazioni future.



Quando ho scritto il personaggio di Michiko, avevo in mente una certa rabbia e l'orgoglio di vincere un male che ti ruba l'adolescenza, ti costringe in un letto, ti isola dal mondo reale, e che però, allo stesso tempo, consente di costruire un mondo "secondo" nel quale le parole, i testi, le lingue sono gli occhi attraverso i quali guardare una realtà molto più vasta, una realtà solo in apparenza lontana. Ciò che avevo in mente, anzitutto, era una donna che, spezzate le catene del male, diventa inarrestabile, decide, vuole, sbaglia, ma tutto senza mai perdere la fiducia in se stessa. La laurea,il soggiorno negli Stati Uniti, poi la Francia ( terra natale dell'altra donna, Jo, la cui voce ascoltiamo nella seconda parte del libro), la passione, la delusione. Tutto vissuto a pelle, affrontato a testa alta. Come se la vita fosse tutta un prosecuzione di una battaglia iniziale, ferale, da affrontare tappa dopo tappa.

Ma, come spesso accade, i personaggi, nel formarsi e prendere sostanza, iniziano a tirare fuori una loro voce. E non c'è verso di mandarli da un'altra parte, ché quelli ritornano al punto dove avevi lasciato, e parlano, e urlano anzi.

Michiko, molto prima che la cosa potesse avere anche solo un sospetto di autobiografismo, ha iniziato ad essere madre. Parlava da madre, soffriva Michiko, con quel suo primo figlio che tanto le somigliava. Senza una ragione apparente, all'inizio. Ma la sentivo bene. Già.

E poi, in seconda stesura, sono tornata su quelle pagine.

Non è stato facile affrontarle. Eh si, piangevo scrivendo. Ma l'ho fatto.

E non sapevo, e non so, se quelle lacrime erano le mie, o le sue, di quella testarda giapponese dalla faccia di bambola che la sapeva lunga, e sceglieva d' istinto la strada più difficile se ce n'erano due, ma in quelle pagine le ho visto l'anima attraverso la pelle. Credetemi.

Lei. La madre.


0 visualizzazioni
  • Twitter Basic Black
  • Trip Advisor App Icon
  • Facebook Basic Black
  • Black Instagram Icon

Bloomsbury Literary Country House, Via Carline 11, 40010 Sala Bolognese ( Bologna); tel  0039 340 2354626

res_artis_member_logo.jpg

© 2019 by The Bloomsbury, Writers House. All rights reserved

boutique-top-light.png